I racconti e la storia
“A quei tempi bisognava esse artisti pe fa quel lavoro, “
La drammaturgia dello spettacolo è costruita a partire dai racconti dei soci-operai che tuttora vivono a Civita Castellana; alcuni sono morti, altri sono in pensione, altri ancora lavorano con i figli; li abbiamo incontrati per farci raccontare le loro storie; questo ha prodotto ore ed ore di registrazioni, un viaggio nel loro passato ma anche nel loro presente.
La drammaturgia si snoda attraverso queste testimonianze.
Durante il percorso teatrale prendono corpo le voci dei protagonisti tra racconto diretto e indiretto, tra confessioni e narrazioni, mediate e intrecciate all’interno di una partitura fisica e scenica.
Il lavoro sulle azioni fisiche parte dallo studio sul ciclo produttivo dei sanitari, dalla manipolazione dell’argilla al modellamento delle ceramiche, dall’impasto delle terre alla stampa delle forme, quando tutto o quasi tutto si faceva con le mani, e di racconto in racconto procede epicamente verso la rappresentazione simbolica di un’epoca, di un sistema economico e produttivo, di un’Italia che non c’è più. L’azione scenica sul palcoscenico si intreccia drammaturgicamente ad alcune proiezioni video che restituiscono i paesaggi, i suoni, i volti delle fabbriche di Civita Castellana.