Fu servito il pranzo, e quattro personaggi di grado elevato mi fecero l'onore di tenermi compagnia a tavola. Avemmo due portate, ciascuna di tre pietanze. Nella prima ci fu una spalla d'agnello tagliata in forma di triangolo equilatero, un pezzo di manzo in forma d'un rombo, ed un budino arieggiante una cicloide. La seconda portata consistette in due anatre legate insieme in modo da raffigurare un violino; salsicce e budini che si sarebbero detti flauti e oboe, e del petto di vitello che pareva proprio un'arpa. I domestici ci tagliarono il pane in tanti coni, cilindri, parallelogrammi, ed altre figure geometriche.
Viaggi di Gulliver, parte III, cap. II
 
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Disse il mio padrone: - “Dev’essere un paese ben miserabile,
se non può provvedere di cibo i suoi abitanti”.
Ma ciò che principalmente lo stupiva era che estensioni di terra così vaste come quelle che avevo descritto fossero completamente prive di acqua fresca e i loro abitatori nella necessità di andare oltremare per procurarsi da bere.
Risposi che si calcolava l’Inghilterra (il mio caro paese natio) producesse una quantità di cibo tre volte maggiore di quella che i suoi abitanti avrebbero mai potuto consumare; e così stessamente per i liquori estratti da certi semi, o spremuti dai frutti di certi alberi, che davano eccellenti bevande; non meno che per ogni altra comodità della vita, in eguale proporzione. Ma per sostentare la voluttà e l’intemperanza dei maschi, e la vanità delle femmine, spedivamo gran parte dei nostri prodotti di necessità in altri paesi: donde in cambio portavamo a casa materie atte a produrre morbi, vizi, follie, di cui fare mercatura domestica. Laonde necessariamente conseguiva che una vasta parte della nostra popolazione fosse costretta a campare mendicando, taglieggiando, facendo rapine, imbrogliando, ruffianeggiando, spergiurando, adulando, subornando, falsificando, mentendo, giocando d’azzardo, facendo il leccapiedi, facendo il bravaccio, facendo commercio di voti, scribacchiando per le gazzette, scrivendo libelli infamanti, somministrando veleni, prostituendosi, facendo il Tartufo, facendo lo strologo, facendo il libero pensatore, e in consimili occupazioni: ciascuna delle quali dovetti tribolare non poco per renderla comprensibile al mio padrone.
Viaggi di Gulliver, Parte IV, cap. VI

Dapprincipio il sale mi mancò molto, ma presto l’abitudine rese accettabile la sua mancanza; e io credo proprio che l’uso frequente del sale presso di noi sia il risultato di costumi voluttuari, introdotto dapprima soltanto come stimolante del bere, eccetto quando era necessario per conservare la carne durante lunghi viaggi, ovvero in luoghi remoti dai grandi mercati. Infatti si può osservare che nessun animale ne va ghiotto, tranne l’uomo: e quanto a me, dopo ch’ebbi lasciato quel paese, ci volle un bel po’ di tempo prima che riuscissi a gustarlo in un cibo qualsiasi.
Viaggi di Gulliver, Parte IV, cap. II